Otto per mille

Orari delle riunioni

  • Martedì alle 19,30 Preghiera.
  • Giovedì alle 19,30 Studio Biblico.
  • Domenica alle 18,00 Culto.
Oltre le sbarre: una visita al carcere
Che strana sensazione… il lungo corridoio alle mie spalle, i soffitti altissimi, la pesante porta di ferro che si chiude e introduce in un ambiente rotondo, dal quale si diramano otto ampie corsie. Sono diretto al terzo braccio per incontrare un detenuto, proprio lì dove i nostri fratelli furono incarcerati da un regime intollerante con l’unica colpa di essere cristiani evangelici di fede pentecostale. 

Immagine attivaCalpesto lo stesso corridoio, li immagino mentre sottovoce si incoraggiano l’un l’altro: “Confida nel Signore, fratello, sono diciassette volte che mi arrestano perché predico la Parola, ma le nostre celle diventeranno luoghi di preghiera come le altre volte" . “Ci hanno confiscato Bibbie e innari, hanno fermato anche le sorelle ma le ho sentite allontanarsi cantando: Salvati siamo, non più timore, per questa strada si giunge al ciel!”
 
Per un istante mi rivedo nella sala di Via dei Bruzi, i primi giorni della mia conversione, e i fratelli anziani che guardavo ammirato mentre si alzavano per testimoniare il ricordo di quei giorni ardimentosi: “Per questa strada si va a Regina Coeli, così schernivano il nostro canto le guardie, ma noi rispondevamo: Si passa dalla prigione, ma per questa strada si arriva in cielo!”. Non paura, non più timore, ma la gioia di essere al centro della volontà di Dio, la pace profonda di chi sa di essere innocente.

Chissà cosa avrebbero pensato quegli stessi amati fratelli e sorelle che ora sono col Signore, se avessero potuto immaginarmi, dopo settanta-ottant’anni, percorrere quello stesso pavimento scortato da una guardia penitenziaria, con le mani piene di copie del Nuovo Testamento da distribuire ai detenuti; quella Parola, che già cercavano di far sparire e distruggere, ha vinto ancora una volta: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24:35). E chissà l’"irriducibile pentecostiere che svolge attività contrarie al regime"   come si sarebbe rallegrato, nel vedere quel ragazzo che lo ascoltava a bocca aperta mentre insegnava alla scuola biblica… ora ministro di culto, portare la parola di Dio liberamente in quello stesso luogo!

Immagine attivaDa due mesi vado settimanalmente nel carcere di Regina Coeli. Non vedo l’ora che venga il momento! Ogni volta dico alla chiesa di pregare per questa opera: “Io mi calo nella fossa, voi reggete forte la corda!”. I primi giorni un solo detenuto, poi altri due, quindi quattro… una serie incredibile di circostanze e di meravigliosi incontri “fortuiti” con una sorella volontaria e un assistente figlio di credenti pentecostali, le fervide preghiere di una cara anziana sorella per suo figlio lì recluso… 

Sabato scorso ho incontrato detenuti, di varie età e nazionalità, in un’auletta messami a disposizione nel secondo braccio. Non potrei desiderare un pulpito migliore di quella cattedra impolverata di gesso! Una chitarra per cantar loro di Cristo, i vangeli che non bastavano per tutti, mentre altri si aggiungevano. Alla fine eravamo in quindici.
 
Avevo le lacrime agli occhi mentre condividevo con loro la Buona Notizia: Siamo tutti peccatori, e abbiamo tutti bisogno del rimedio fornitoci da Dio, un grande Salvatore: Cristo Gesù. La maggior parte di loro manifestava una reale fame e sete di Dio. Un giovane ha già pubblicamente confessato Gesù come Salvatore.

Cari lettori, preghiamo per l’opera che viene svolta fedelmente nelle carceri da tanti servitori di Dio. Che questi luoghi di pena possano diventare luoghi di sincere e profonde conversioni a Dio. 

Alberto Mungai
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